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Una morte che non muore storia vera

Una storia unica fuori dal normale

La morte che non muore

Questa è la storia di una coppia di coniugi che ha dell’incredibile, dove la morte sconvolge ogni cosa. Melanie e Doug Pritchard sono felicemente sposati, e finalmente ricevono la notizia di aspettare un bimbo. La gravidanza procede bene ma nel momento in cui Melanie deve partorire, accade qualcosa…

Melanie ha iniziato a sentire le contrazioni, suo marito Doug l’ha accompagnata nell’ospedale locale a Phoenix, in Arizona. In ospedale, dopo aver verificato che la bambina fosse in posizione, l’ostetrica ha aspettato che le contrazioni aumentassero e che infine si rompesse il sacco. In quel momento è accaduto qualcosa di terribile: Melanie ha iniziato ad avere vertigini, a provare nausea e poi è svenuta.

Mentre l’infermiera stava verificando la situazione, i battiti cardiaci e la pressione arteriosa di Melanie sono scesi a zero. Lei è diventata completamente blu. Anche i battiti cardiaci e la pressione del bebè, che non era ancora nato, hanno rapidamente iniziato a diminuire.

L’ospedale ha quindi emesso una diagnosi conosciuta negli Stati Uniti come “codice blu”, dichiarando Melanie clinicamente morta con la bimba ancora dentro il suo corpo. Poi è iniziata la corsa per salvare la piccola con un parto cesareo di emergenza.

Doug, in quel momento, ha iniziato a pregare affinché sua moglie e sua figlia si potessero salvare, in qualche modo. Si è reso conto ci non essersi mai sentito così disperato e spaventato in tutta la sua vita.

Ha pregato Dio dicendo qualcosa come: “Signore, so che questo è più di quanto io possa sopportare, il che significa che Tu hai un piano e che tutto questo ha uno scopo. Ed io confido in te. Ma per favore, se è la tua volontà, permettimi di abbracciare di nuovo mia moglie”.

Fortunatamente il team medico è riuscito a salvare la bimba, mentre un’altra equipe ha tentato di riportare in vita Melanie usando 4 volte un defibrillatore e facendo continuamente massaggi cardiaci.

Senza alcun successo, è stata considerata morta per 10 minuti, fino a quando un medico ha sentito un debole battito cardiaco, ancora senza alcun impulso. Hanno subito ricominciato la procedura di rianimazione, durata oltre 90 minuti, fino a quando la pressione è tornata lentamente a salire.

Il team medico ha poi annunciato ai famigliari riuniti nella sala d’attesa che Melanie aveva subito un’embolia di liquido amniotico e un conseguente arresto cardiaco, consigliando loro di prepararsi a dirle addio.

Nel frattempo Doug è andato a trovare al nido la sua piccola, senza sapere se la moglie fosse viva o morta. Le infermiere gli hanno chiesto il nome della bambina. E lui ha risposto: “Gabriela, l’eroina di Dio“.

I medici hanno spiegato a Doug che sua moglie aveva avuto un’embolia di liquido amniotico. Fuoriuscito dall’utero durante la rottura del sacco, il liquido ha iniziato a circolare nel sangue, raggiungendo il cuore e provocando l’arresto cardiaco. Aveva anche un’emorragia interna a casa del parto cesareo.

Doug si è quindi avvicinato al letto in cui si trovava Melanie, mantenuta in vita dalle macchine, ha preso la sua mano e le ha detto:

“Ti amo. E sempre ti amerò. Gabriela è meravigliosa e ti vuole già bene. Se c’è in te un bagliore che ti permette di combattere, combatti. Promettimi che, indipendentemente da ciò che io spero, tu seguirai il tuo angelo custode ovunque ti guiderà. Ti porterà dove Dio ha bisogno che tu sia”.

Il cuore stava funzionando soltanto al 5% delle sue capacità, quando il minimo per sopravvivere è tra il 55% e il 65%. A causa dell’arresto cardiaco, i polmoni hanno smesso di funzionare e lei è stata attaccata a un ventilatore che faceva per lei il 100% della respirazione.

Un ulteriore intervento chirurgico effettuato, ha cambiato la situazione di Melanie, miracolosamente, è sopravvissuta.  Nelle 24 ore successive all’intervento chirurgico lei ha cominciato a respirare meglio e le hanno rimosso il respiratore artificiale. Totalmente cosciente, ha poi aperto gli occhi e ha chiesto di vedere il marito e la figlia.

Il recupero di Melanie ha sorpreso tutto il team medico dell’ospedale.

Dopo 6 giorni da quell’emergenza, ha lasciato l’ospedale. Nelle settimane successive il suo recupero è stato totale, senza nessuna sequela.

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