Alabama Monroe, la recensione di una struggente storia d’amore

Didier (Johan Feldenbergh) suona con il gruppo musica bluegrass, ma non vive in America, bensì nella campagna delle Fiandre, in una roulotte accanto a una casa che non ha nessuna voglia di costruire. Un giorno entra nel negozio di tatuaggi di Elise (Veerle Baetels) ed è colpo di fulmine: tra lui e lei, tra lei e la musica, tanto che pur continuando a gestire negozio Elise diventa la vocalist del gruppo.

Lei è incinta, lui all’inizio non si sente pronto a fare il padre, ma poi torna e finisce di costruire la casa nella campagna. Nasce la deliziosa Maybelle, che poco più che bambina è colpita da una malattia feroce.

In realtà il film del 37enne Felix Van Groeningen non segue un andamento narrativo classico, ma salta avanti e indietro nel tempo, portandoci in vari momenti della vita della coppia.

Scandito da una splendida colonna sonora, incisa e cantata dai protagonisti, Alabama Monroe è un piccolo grande film (candidato all’Oscar 2014): piccolo di budget, con attori e regista sconosciuti da noi, ma grande nel suo respiro. Elise-Alabama e Didier-Monroe si inseguono, si prendono, si lasciano, soffrono, gioiscono senza trucchi, senza retorica, senza facili pietismi e soluzioni.

The Broken Circle Breakdown, questo il titolo originale della pellicola, è un film che parla di corpi, sangue, cuore e anima. Il corpo tatuato di Elise, che con ogni tatuaggio racconta un pezzo della sua vita, il sangue malato di Maybelle, il cuore straziato dei genitori, l’anima che forse non esiste (come sostiene il materialista e razionalista Didier), ma che forse alberga nella musica, specie più “basica” e sentita come il bluegrass.

Un capolavoro straziante che però è anche un paradossale, ma non troppo, inno alla vita, soprattutto nel finale spacca cuore.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *