At Any Price: la nostra recensione

Il regista si avvicina ai luoghi e ai tempi del cinema indipendente americano focalizzandosi sull’ennesima famiglia disfunzionale

Felice ritorno del regista newyorchese di origini iraniane, Ramin Bahrani, in concorso a Venezia con un film segnalato dalla stampa soprattutto per la presenza dell’ex Idol dell’High School Musical, Zac Efron, qua alla prova del fuoco in un ruolo decisamente drammatico: Dean è il figlio ribelle di un possidente terriero che cerca di fuggire dal proprio destino che lo vorrebbe ereditare la terra del padre, attraverso le corse automobilistiche. E, come da copione, il destino si compierà inarrestabilmente e la tragedia emergerà abbandonando tutti i personaggi al loro inferno interiore, in un finale dal sapore amaro.

Ma non è l’interpretazione di Efron a emozionare, quanto quella di un grandissimo Dennis Quid, attore mai troppo valorizzato nel ruolo di un insolito padre padrone senza scrupoli ma comunque amoroso, che tradisce la moglie, pur continuando ad amarla che tiranneggia sui figli semplicemente col carisma.

L’epopea intimista della famiglia Whipple parte sui toni leggeri di una commedia indie, per poi spostarsi su altri binari, quelli pomposi della tragedia americana.

Con il suo quarto lungometraggio di finzione Ramin Bahrani, in concorso per il Leone D’Oro alla 69esima Mostra di Venezia, dopo il Premio Fipresci ottenuto al Lido nel 2008 con Goodbye Solo, torna

Il regista si avvicina ai luoghi e ai tempi del cinema indipendente americano focalizzandosi sull’ennesima famiglia disfunzionale, conservando però una unicità e una precisione stilistica che gli permette di scansare la classificazione tout court nel genere. Tenendo ben a mente opere liriche come La rabbia giovane di Terrence Malick o magniloquenti come La valle dell’Eden di Elia Kazan, e il risultato è un film narrativamente didascalica ma visivamente potente che ci parla della natura del capitalismo, non solo sfrenato, e che riesce a conservare sempre l’empatia verso i suoi personaggi, osservati da vicino e mai con il filtro dell’ironia cinica.


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