Blood: la nostra recensione

In una cittadina di mare del Nord-Est dell’Inghilterra una giovane ragazza è assassinata in maniera brutale. Tutto sembra incolpare Jason Buleigh (Ben Crompton), o almeno ne è convinto il detective Joe Fairburn (Paul Bettany) che coinvolge nella sua idea il fratello Chrissie (Stephen Graham), anche lui poliziotto, come il loro padre, l’ormai anziano e sclerotico Lenny (Brian Cox).

Joe è talmente ossessionato dal caso e dall’idea di provare la colpevolezza di Buleigh, che quando questi è scarcerato per mancanza di prove inizia a perseguitarlo, tanto da ucciderlo e da nasconderne il cadavere. Mentre i fratelli Fairburn precipitano in un gorgo di paure e sensi di colpa, il loro collega Robert (Mark Strong) continua le indagini sull’omicidio della ragazzina, sicuro che non tutte le piste siano state esplorate.

Nick Murphy (che ha già diretto1921-Il mistero di Rockford) è un regista di matrice televisiva. E si vede nel fatto che la materia drammatica di Blood, in potenza incandescente, nelle sue mani si raffredda, si diluisce nelle misure di una miniserie anglosassone. Tuttavia ciò non toglie che siamo in presenza di una pellicola di pregio, soprattutto grazie al lavoro degli attori, a partire da Bettany che disegna un tormentato personaggio di stampo shakespeariano, non a caso tormentato, come Macbeth, dal fantasma di Buleigh. Accanto a lui anche Graham e Strong incarnano personaggi vissuti, realistici, per nulla stereotipati, che lasciano il segno.

Immerso in un’atmosfera livida, plumbea come solo il mare d’inverno sa essere, Blood non è paragonabile a Mystic River, come è stato scritto, ma è anche vero che ne ricorda le atmosfere e i vissuti e non solo per il fatto che anche qui ci sono mezzi delitti sessuali e poliziotti.


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